Il buon senso antico ed una cultura sobria fatta di modi di dire, insegnava, come fossero parabole, modelli di comportamento semplici ma istruttivi.
Si diceva: “chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quello che lascia ma non quello che trova”.
La riforma dello sport e la rivoluzione copernicana di un modello efficiente e collaudato, ha obbligato il calcio dilettantistico a adattarsi ad un modello organizzativo e gestionale di un altro mondo: il professionismo.
Tutto ciò trascurando le poche, ma essenziali regole che lo alimentavano: la passione, il volontariato, le economie di scala e, propriamente, il dilettantismo.
Così alle società del paese vengono richieste procedure, contratti, modelli organizzativi che talora non sono richieste neppure nel mondo dell’impresa.
La privazione poi dei piccoli, ma indispensabili, proventi della valorizzazione del proprio settore giovanile, ha generato l’inversione delle prospettive volute.
I ragazzi possono circolare liberamente, sgravati da vincoli e condizioni, ma appesantiti da costi da “premio di tesseramento/formazione”.
Così la società deve pagare più di quanto non incassi dall’iscrizione.
Conseguenza: i ragazzi sarebbero liberi ma costosi!
La strada vecchia a ben vedere… era senza pedaggio, quella nuova no!
Pierluigi Varischi
